GIOVANE E’…..QUASI UN DIARIO 2

La seconda giornata del Convegno si è aperta con una straordinaria lectio
divina di P. Ermes Ronchi su Matteo 25. Ci ha fatto bene sentire che Dio dall’inizio benedice chiunque aggiunge vita alla vita e non a caso Gesù propone più che grandi gesti, gesti che fanno vivere. Il mondo non ha bisogna di giudici ma di samaritani. Ci è stato anche ricordato che il Vangelo parla pure di maledizione, di un momento di grande severità, per chi non risponde agli elementari bisogni degli altri, perché questo equivale ad un omicidio. Una maledizione che non viene da Dio ma dalle chiusure che ci riempie di male. Il non fare del bene uccide. P. Ermes ci ha invitato a vivere un amore concreto, operativo, di mani non di emozioni e sentimentalismi. Dio infatti non cerca venerazione per se ma per i suoi figli, non vuole sacrifici, ma si presenta sofferente finché qualcuno sarà sofferente. Da qui l’invito ad essere una Chiesa che non si limita a moltiplicare liturgie e penitenze perché alla fine lo sguardo di Dio non andrà sul culto ma sulle storie di misericordia. La vera evangelizzazione è sussurrare il Vangelo al cuore di ogni creatura con il mormorio della Misericordia.
La mattinata ha visto poi l’intervento del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della CEI che, a partire da due icone bibliche e cioè il sommario degli Atti sulla vita della comunità e dei discepoli di Emmaus, ha parlato sul tema: “Per lo sviluppo di comunità…il ruolo dei giovani”. Ci ha ricordato che nell’ esperienza cristiana, generata dalla potenza del Risorto, la comunione ecclesiale non è realizzata solo dallo spezzare il pane, ma dalla condivisione della vita e dei beni. L’esistenza eucaristica dei discepoli di Gesù è una profezia per il mondo: l’uomo vive e cresce dentro relazioni improntate alla gratuita e alla condivisione perché l’individualismo, le chiusure, l’egoismo uccidono. Citando Papa Francesco ci ha invitato a non rassegnarci ad un’economia individualista e alla cultura dello scarto. Il cardinale si è poi soffermato sulla condizione di sofferenza di tanti giovani soprattutto per lo spazio loro negato a tutti i livelli, da quello lavorativo a quello abitativo, da quello civile a quello ecclesiale. Ha citato come significativa l’icona dei discepoli di Emmaus che richiama il camminare insieme, il farsi compagni di strada e la presenza di Gesù che fa la differenza. Certamente non basta aver capito che si è chiamati ad accompagnare i giovani, occorre poi la creatività pastorale per mettere in moto la speranza. Chi toglie la speranza anche ad una sola creatura la uccide.
A conclusione della mattinata ci sono state delle testimonianze sulle figure di Mons. Nervo e don Pasini, i primi direttori di Caritas italiana che, spesso e volentieri hanno sottolineato l’aspetto prevalentemente pedagogica della caritas. Sopratutto l’intervento di Mons Andrea Toniolo ha ribadito che questo vuol dire che Carità è formazione. Essa non può ne deve essere corollario o appendice nelle attività formative. Nel catecumenato antico la carità era la condizione necessaria per verificare la fede. La carità quindi è formazione ma anche la formazione è carità, perché soltanto una buona formazione permette di comprendere a fondo le nuove povertà e rispondervi non con la paura e la contrapposizione ma con il dialogo e la competenza.
Nel pomeriggio i gruppi di confronto, orientati da un lato dalla volontà di sollecitare il protagonismo dei giovani, dar loro voce, non come spettatori del convegno, ma come attori principali con le loro esperienze, dall’altro lato dalla necessità di considerarli non come categoria sociologica, ma avendo la fortuna come Caritas di incontrarli in vari ambiti del nostro agire, partire proprio dalle loro storie, dal loro vissuto, dalla ricchezza dell’incontro che abbiamo con loro.
Da otto diocesi – Oria, Agrigento, Torino, Aversa, Pescia, Biella, Sassari – sono stati presentati progetti e attività che vedono i giovani come protagonisti e da cui possono emergere orientamenti e piste di lavoro.